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COME GESTIRE LA FAME LEGATA ALLE EMOZIONI?

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Perché il cibo, per alcuni di noi, è un modo per placare le emozioni negative?

Una nota teoria afferma che la fame chiamata emotiva o nervosa nasce nella prima infanzia, quando una madre ansiosa o confusa risponde con il cibo a ogni richiesta del bambino, anche a quelle che non hanno nulla a che vedere con la fame. Questa rimane una teoria, comunque, è comune in molte persone l’uso del cibo per placare alcune emozioni, anche senza avere particolari problematiche psicologiche.

A chi non capita in periodi di forti cambiamenti, di stress e di ansia di avere un diverso comportamento alimentare?  Comportamento che può portare sia all’eccesso, sia alla riduzione di cibo mangiato, quindi, all’aumento o alla diminuzione del peso corporeo.

Sicuramente il cibo placa, calma, rassicura ma, come si dovrebbero gestire dei comportamenti alimentari non equilibrati e legati a emozioni negative o positive?

Mangiare per tristezza

Sembrerà strano, tuttavia, la tristezza spesso non toglie l’appetito, ma in molti casi lo fa aumentare. Parliamo di tristezza oggettiva, ossia, legata a un evento negativo come una separazione, un divorzio, la perdita del lavoro o un lutto in famiglia. Evitando di confondere la tristezza con la depressione clinica che, rientra nelle malattie psichiatriche ma, parliamo solo di tristezza legata a un evento reale. Le persone in questo caso iniziano a mangiare sia, per calmarsi, sia per cercare di riempire il vuoto, sia per superare il periodo difficile e l’angoscia che ne deriva ma, anche per l’incapacità di prendersi cura di se stessi, si lasciano andare e si trascurano.

Questo tipo di fame va contrastato riportando la persona alla razionalità, a pensieri differenti. Aiutarla a identificare e cambiare i pensieri sbagliati, ossia, ricordandole che non è l’evento da rimuovere ma, modificati pensieri riguardo a esso. Portandolo ad accettare ed elaborare l’evento che, genera tristezza senza soffocarlo sotto il cibo. Fondamentale l’attività fisica, anche se non eccessiva e forsennata, come una camminata quotidiana poiché migliora l’umore e riduce la fame.

Mangiare per solitudine

Molti sono gli individui che con il cibo cercano di riempire spazi vuoti nel loro mondo emotivo ed affettivo. Parliamo di chi mangia perché si sente solo, che non può o non riesce a condividere esperienze e pensieri con altre persone. Inoltre, scatta quel meccanismo ingestibile per cui per riempire il vuoto e la solitudine si mangia e più si mangia e più si ingrassa,  aggiungendo ulteriore disagio al rapporto con gli altri. Individuare il motivo, di questo stato di solitudine, è il primo passo per affrontare il problema del mangiare eccessivo. La solitudine, può essere dovuta a pensieri irrazionali che ci fanno credere, di essere incapaci a gestire rapporti sociali e in questo caso si posso superare tali pensieri favorendo proprio, incontri, uscite, partecipazioni ad eventi collettivi. Questo, per toccare con mano che tutti siamo in grado di relazionarci, perché una capacità innata. In altri casi la solitudine è data dal fatto che le relazioni che s’instaurano sono superficiali, incomplete perché si teme esprimendosi di essere mal giudicati dall’altro, in tal caso c’è alla base la paura di condividere le proprie emozioni. Tali pensieri si possono superare allacciando amicizia con una o massimo due persone, con cui aprirsi e toccare con mano rassicurandosi che è immotivata la paura del giudizio negativo.

Mangiare per rabbia

Una fame che caratterizza chi, non riuscendo a ottenere ciò che desidera mangia per sfogare rabbia e frustrazione. Alla base del problema c’è l’incapacità di esprimere la rabbia in modo corretto e quindi il primo passo è imparare a esprimerla e gestirla senza cibo. Questo è possibile evitando di reprimerla e diventa, inoltre, fondamentale lavorare proprio sui pensieri che generano questa rabbia e questa frustrazione.

Mangiare per celebrare

Questo tipo di mangiatori è l’unico legato da un sentimento positivo che, lega alla giovialità, alla compagnia al festeggiamento un mangiare smodato e incontrollato. Per questi individui un evento, una festa o una cerimonia sono tutte occasioni per abbuffarsi. Anche in questo caso in un certo senso il problema è la creazione di una relazione con altri, ossia, spostare dal centro dell’attenzione il cibo e inserirci i rapporti con le persone. Questo rende più soddisfacente gli incontri e i festeggiamenti, moderando il cibo ci si arricchisce con dialoghi e scambi d’idee con le persone.

Differenziare fame emotiva dalla fame reale è per tutti questi soggetti importante ed altrettanto importante è l’attività fisica che svolge due funzioni importanti migliora l’umore diminuisce la fame.

 

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Categoria: Benessere