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ANORESSIA: AUMENTANO I DECESSI, LA È COLPA DEI SITI PRO-ANA?

Anoressia e siti internet

L’anoressia, come sappiamo, è un disturbo del comportamento alimentare in continuo aumento.

 In un anno muoiono più di 3000 persone, spesso giovanissimi. Per tale motivo in parlamento è stato presentato un Decreto legislativo che introduce il reato di “istigazione a pratiche che incoraggiano anoressia e bulimia”. L’obiettivo dei parlamentari è mettere a tacere ben 300.000 tra siti, blog, gruppi che incoraggiano l’anoressia e la bulimia.

 

Sono siti chiamati “pro-ana” e “pro-mia”, dove i ragazzi si scambiano consigli su come nascondere il disturbo e aggirare il controllo di famiglie, insegnanti e educatori.

Chi è a contatto tutti i giorni con questi malati definisce l’anoressia “disturbo d’amore”, ossia, un disturbo relazionale che ha origine da una rottura , da una ferita inflitta nell’ambito delle relazioni primarie. Secondo esperti autorevoli, come Hilde Bruch autrice del libro patologia del comportamento alimentare, il rapporto con il cibo è legato alla relazione con la madre. Quando parliamo di relazioni primarie, parliamo proprio della famiglia che, rappresenta la primaria agenzia di socializzazione. La famiglia pone le basi per rapporti interpersonali e relazioni sane nella vita dei figli. Rapporto con madre e padre sono, dunque, centrali in queste malattie.

Anche se lo stimolo sociale con il mito della magrezza, come sinonimo di successo e bellezza ha il suo ruolo, rimane una causa secondaria e legata a un modo sbagliato di relazionarsi, la radice della patologia è più profonda ed è in tale profondità che va trattata: nel modo di relazionarsi all’altro.

 

Rispondere ai bisogni dei bambini, dai primi giorni di vita, sempre e soprattutto con il cibo diventa un fattore di rischio importante per lo sviluppo di un rapporto sano con gli altri e con il cibo.

Porre basi in cui il cibo non è la cosa più importante per la sopravvivenza ma, l’amore e la cura del genitore sono la cosa con più valore.  Smitizzare anche l’oggetto, non dare alle cose materiali grande importanza favorisce lo sviluppo di un sano rapporto con il cibo e con il desiderio.

Saper vivere bene il rapporto con cibo e desiderio è fondamentale per uno sviluppo sano. Il mito della magrezza andrebbe culturalmente rivisto e sostituito con immagini e modelli di donna differenti e più sani, ma non è prioritario come non lo è l’eliminazione dei siti.

 

 

Sicuramente il decreto sarà un’arma importante per eliminare dalla rete informazioni lesive del comportamento alimentari e il reciproco supporto tra malati nel perseguire il rifiuto totale del cibo.

Questo decreto, tuttavia, non dovrebbe essere considerato risolutivo di un problema che ha radici profonde e spesso non del tutto chiare. Le istituzioni a volte vorrebbero sostituirsi alla primaria agenzia di socializzazione: la famiglia.

 La famiglia andrebbe coinvolta nel percorso di cura e riabilitazione dei malati, poiché ha un ruolo centrale nel superamento della patologia e per quanto internet e siti possano essere di cattivo esempio, non sono  considerabili la causa di questo complesso disturbo che coinvolge più aspetti della vita.

 

Aspetti sociale, culturali, psicologici, psichiatrici e familiari s’intrecciano e, spesso, queste concause non permettono di agire in modo efficace per salvare la vita a questi malati.

Ricercare le possibili cause e supportare con centri gratuiti dove si possa intervenire per tempo con la psicoterapia cognitivo-comportamentale, sarebbe molto più efficace dell’eliminazione dei soli siti.

 

Questa patologia provoca un numero sempre maggiore di vittime ma, a ciò non corrisponde una crescita delle strutture che si fanno carico dei malati e delle loro famiglie, poiché è un disturbo che coinvolge l’intera famiglia e non solo l’anoressico e il bulimico.

La ricerca dovrebbe mettere in luce che non si può non trattare l’intero nucleo famiglia per sconfiggere tali patologie, che si sono rivelate disturbi psichiatrici ma, anche relazionali.

Queste complesse patologie legate sicuramente a tratti ossessivi della personalità e a disturbi d’ansia andrebbero studiati in modo più approfondito per un supporto più efficace dei malati.

Andrebbe fatta ricerca e sperimentazione su farmaci nuovi, per curare questo disturbo e da associare alla terapia cognitivo comportamentale potrebbe salvare queste giovani vite.

 

Finanziare ricerca e strutture specializzate nel trattamento dei disturbi alimentari severi potrebbe aiutare più della sola chiusura dei siti. I media e i social media spesso danno voce alle opinioni sbagliate ma, non sono causa di patologie così complesse, siti e blog non possono focalizzare l’attenzione di chi ha il compito di affrontare il problema dei decessi di tanti giovanissimi per una patologia che dovrebbe essere curata e non condurre alla morte.

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